01-04-20 – Sarebbe rimasto molto soddisfatto il prefetto Pietro Soggiu, indimenticabile primo direttore della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (DCSA), scomparso nell’agosto dello scorso anno, se avesse saputo del primo sequestro di un sottomarino colombiano che trasportava cocaina avvenuto alcune settimane fa lungo le frastagliate coste spagnole della Galizia dopo aver attraversato l’Atlantico.

Era stato lui un quarto di secolo fa a pronosticare che il trasporto di consistenti quantitativi di cocaina diretti in Europa con questi natanti si sarebbe sviluppato negli anni interessando, dopo la rotta del Pacifico, anche quella dell’Atlantico man mano che si perfezionava la costruzione di tali mezzi. Condivisi a quei tempi il pensiero di Soggiu che per molti anni fu il vero stratega nazionale antidroga e che ripeteva spesso come “..il mare del narcotraffico è molto pescoso, basta buttare le reti che qualche pesce grande e piccolo rimane sempre impigliato…”.

E non rimase stupito più di tanto quando,dalla Colombia, nel 1996, lo informai del primo rinvenimento, nella baia di Santa Marta, da parte della Polizia Antinarcoticos, del primo piccolo sottomarino artigianale abbandonato in mare con un carico di un centinaio di chilogrammi di cocaina e con il pieno di carburante. Probabilmente era stato lasciato dopo l’avvistamento di un pattugliatore della Polizia Nazionale in servizio lungo la costa nord colombiana. Costruito in legno e acciaio, era di colore azzurro e verde, con un piccolo motore alimentato a gasolio, una bussola, e lo spazio sufficiente per essere pilotato da una persona di piccola statura.

Fu da allora che, sulla scorta anche di attività informativa svolta, la valorosa Polizia Antinarcoticos concentrò la sua attenzione su queste nuove modalità di trasferimento della cocaina, in prevalenza verso il mercato americano. Fatto sta che negli ultimi venticinque anni, le unità navali americane, colombiane, honduregne e costaricensi, hanno sequestrato complessivamente almeno centoventi di queste imbarcazioni lungo la rotta del Pacifico. Per la DEA, l’agenzia antidroga americana, si trattava di Self Propelled Semi Sumersibles (SPSS), in quanto imbarcazioni che navigavano appena con pochi centimetri di scafo sopra il livello dell’acqua rendendo, in tal modo, particolarmente difficile intercettarli con i sistemi radar.

Le cose cambiarono negli anni seguenti fino ad arrivare alla localizzazione, in un capannone alla periferia di Bogotà, di un sommergibile,in fase di costruzione, lungo una ventina di metri, dotato di sofisticate apparecchiature per una prolungata navigazione e in grado di trasportare diverse tonnellate di cocaina con un’autonomia di oltre seimila miglia marine. La cosa più sorprendente è che si accertò la collaborazione di alcuni ingegneri e tecnici russi nella progettazione  e realizzazione del natante che sfumò grazie ad una “soffiata” fatta alla Polizia Nazionale colombiana.

In genere, tuttavia, la costruzione di tali minisommergibili è avvenuta in piccoli cantieri nella giungla della Valle del Cauca e, con il passar del tempo, sono stati dotati anche di periscopi ottenendo una immersione completa anche fino a dieci metri sotto il livello del mare ( ed in questo deve esserci stato il contributo anche di qualche italiano come si rilevò alcuni anni fa quando la Polizia colombiana trovò in un cantiere dove si stava costruendo un sommergibile anche alcuni fogli, scritti a mano e in italiano, con indicazioni tecniche su come realizzare l’impianto di aereazione).

L’equipaggio, di solito, viene selezionato nel luogo dove i sommergibili vengono armati, con esperti pescatori, in grado di navigare anche di notte e abituati anche a lunghe permanenze in mare ( come i tre colombiani arrestati dalla Guardia Civil spagnola nella operazione recente in Galizia). Anche la guerriglia colombiana ( Farc e l’Eln) hanno fatto ricorso a questi sistemi per trasportare e commercializzare la cocaina. Non mi stupirei se, dopo la vicenda del sommergibile in Galizia se ne intercettasse anche qualcuno nel Mediterraneo dopo aver varcato lo Stretto di Gibilterra.

 

Per SIPaD – Dott. Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).