19-11-19 – Non è una novità che la Regione Lazio rappresenti una piazza commerciale e finanziaria di eccezionale rilevanza a livello nazionale nonché un mercato particolarmente redditizio per il transito e lo spaccio degli stupefacenti. Da alcuni decenni, poi, la Capitale costituisce un luogo di incontro privilegiato tra esponenti della c.o. italiana e straniera dediti alla commercializzazione delle droghe. E’ a Roma che fanno “affari” con gli stupefacenti le organizzazioni mafiose tradizionali, gruppi criminali di diversa composizione, sodalizi stranieri, persone insospettabili. E’, dunque, nella Capitale, ma anche nel frusinate e nella provincia di Latina dove si segnalano da tempo presenze della c.o., che occorre assicurare adeguate risorse umane specializzate, in particolare,alla Polizia di Stato e all’Arma dei Carabinieri, per cercare di porre un argine ad un fenomeno criminale divenuto sostanzialmente incontrollabile. Ma non saranno certo i “rinforzi” per Roma (nel 2020) assicurati dal Ministro dell’Interno Lamorgese nella recente riunione del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, a dare quella svolta necessaria nella repressione. Serviranno questi “controlli a tappeto “ a rendere visibile la presenza dello Stato ma senza un’adeguata modifica alla legislazione sugli stupefacenti che consenta veramente di neutralizzare gli spacciatori su strada, il lavoro svolto dagli operatori di polizia continuerà ad essere vanificato nonostante i continui interventi fatti.
E’ sufficiente, d’altronde, esaminare i dati contenuti nelle relazioni annuali della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (DCSA) del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, per avere un’idea di come procede l’azione di contrasto nella Capitale e, più in generale, nella Regione Lazio. Così ci si rende conto che solo nel 2018 in ambito regionale le forze di sicurezza hanno svolto 4.317 operazioni antidroga – il più alto numero degli ultimi venti anni – registrando un più 6,17% rispetto al 2017. Un balzo notevole se si pensa alle 2.801 operazioni del 2009 o alle 2.940 del 2015. Quest’anno, poi, alla data del 31 ottobre, sono già state effettuate 2.985 operazioni antidroga (dato non stabilizzato) di cui ben 2.587 a Roma, 141 a Viterbo, 135 a Latina, 90 a Frosinone e 32 a Rieti. Discreti anche i quantitativi di stupefacenti complessivamente sequestrati in regione già in questi primi dieci mesi del 2019: 2.817kg, valore , tuttavia, lontano da quello del 2018 (9.784kg) e da quelli del 2009 (3.979kg) e 2015 (3.764kg) che abbiamo preso come riferimento. Soltanto a Roma sono stati intercettati 2.441kg di droghe tradizionali (circa 126 kg a Frosinone, 89kg a Rieti, 85 a Viterbo, 76kg a Latina) e sempre nella Capitale, ad ottobre, si è registrato il quantitativo maggiore, a livello nazionale, di sequestro di compresse di amfetamine (31.400,record assoluto).
Nel Lazio, nel 2019, sono state denunciate all’a.g. per reati sugli stupefacenti 4.016 persone (3.414 nella sola Capitale) di cui 1.440 stranieri ( 1.297 a Roma) ed è difficile che si superino i valori dell’anno passato quando in ambito regionale si annotarono 5.952 persone denunciate di cui 2.343 stranieri che è stato, peraltro, il valore più alto del decennio. Relativamente alle cinque principali nazionalità, non può sorprendere il fatto che i nigeriani, che già nel 2018 avevano raggiunto la testa della classifica degli stranieri denunciati, anche in questi primi dieci mesi del 2019 siano riusciti a consolidare questa posizione che solo dieci anni fa era stata prerogativa degli spagnoli e, più di recente, nel 2015, dei gambiani. C’è, dunque, molto da lavorare sulla repressione ma ancor di più sulla prevenzione, soprattutto nelle scuole, e a poco serviranno gli “interventi straordinari di maggior impatto” (temporanei) sollecitati dallo stesso Ministro dell’Interno un paio di settimane fa con una circolare indirizzata a tutti i Prefetti.
Per SIPaD – Dott. Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).
