21.09.26 – In Oklahoma, il programma Medicaid SoonerCare ha introdotto un accordo basato sul valore di una formulazione iniettabile sottocutanea a rilascio prolungato di buprenorfina, eliminando il requisito della “prior authorization” e consentendo l’accesso al trattamento senza quella specifica barriera amministrativa.

Si tratta di una scelta organizzativa che merita attenzione anche per l’Italia poiché la questione centrale è: quante persone potrebbero beneficiare di una terapia long-acting se i percorsi di accesso fossero più semplici, tempestivi e integrati con la pratica clinica?

Nel nostro sistema, la discussione sull’accessibilità dei farmaci long-acting per il trattamento dei disturbi da uso di oppioidi dovrebbe coinvolgere diversi livelli:

– la scelta della formulazione dovrebbe essere guidata dalle caratteristiche del paziente, dagli obiettivi terapeutici e dalla valutazione del medico.

– la somministrazione, la disponibilità del farmaco, la gestione degli appuntamenti e il raccordo tra servizi dovrebbero essere considerati nella progettazione del percorso.

– le opportunità terapeutiche non dovrebbero dipendere in modo ingiustificato dal territorio di residenza, da vincoli amministrativi che riguardano l’accesso al farmaco o dalla condizione socioeconomica della persona.

– l’accesso alle cure dovrebbe essere accompagnato da indicatori di appropriatezza, continuità, ritenzione in trattamento, sicurezza e qualità della vita.

La terapia long-acting non sostituisce la presa in carico multidisciplinare. Si inserisce in un progetto terapeutico che comprende valutazione clinica, supporto psicosociale, monitoraggio e personalizzazione dell’intervento.

La vera innovazione non consiste soltanto nel disporre di formulazioni a lunga durata d’azione. Consiste nel creare le condizioni affinché il paziente che ne può beneficiare riesca a riceverle in modo appropriato e senza ostacoli amministrativi evitabili.

È per tali ragioni che la SIPaD ritiene che il confronto sull’accesso alle terapie long-acting debba diventare parte integrante di un dibattito scientifico, organizzativo e politico sulle dipendenze.

Non è sufficiente chiedersi quale farmaco abbiamo a disposizione ma dobbiamo anche chiederci quale percorso consente al paziente di ricevere il trattamento giusto, nel momento giusto, con continuità e appropriatezza.

La SIPaD ritiene che l’accessibilità alle cure, con particolare riguardo a quelle long-acting, non è un elemento estraneo all’efficacia terapeutica. È una delle condizioni che permettono all’efficacia di tradursi in risultati concreti nella vita delle persone.