17.06.26 – Legal responses to new psychoactive substances in Europe: countries inside the REITOX network, Norway, and Türkiye” è un nuovo articolo pubblicato recentemente sulla rivista scientifica Annali dell’Istituto Superiore di Sanità (Volume 62, numero 2). Il lavoro è firmato da Valeria Aquilina, Francesco Paolo Busardò, Simona Pichini, Giulia Bambagiotti e Silvia Graziano, con affiliazioni al Dipartimento di Scienze Biomediche e Sanità Pubblica dell’Università Politecnica delle Marche e al Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità.

Lo studio propone un’analisi comparativa delle risposte legislative adottate in Europa per il controllo delle nuove sostanze psicoattive, con particolare attenzione ai Paesi appartenenti alla rete REITOX, alla Norvegia e alla Türkiye, al ruolo dell’European Union Drugs Agency e al funzionamento del sistema europeo di allerta precoce.

Le nuove sostanze psicoattive, note a livello internazionale come NPS, rappresentano una delle sfide più complesse per i sistemi di controllo delle droghe, la sanità pubblica e la cooperazione istituzionale europea. Si tratta di composti spesso sintetici o semi-sintetici, progettati o modificati per produrre effetti psicoattivi e, in molti casi, per aggirare le normative già esistenti sulle sostanze stupefacenti e psicotrope.

L’articolo offre una lettura comparativa dei diversi modelli normativi adottati in Europa per affrontare questo fenomeno. Il lavoro prende in esame i Paesi appartenenti alla rete REITOX, inclusi gli Stati membri dell’Unione europea, la Norvegia e la Türkiye, analizzando le principali fonti legislative, le procedure di inserimento delle nuove sostanze nelle tabelle nazionali e il grado di integrazione con i meccanismi europei di allerta e valutazione del rischio.

Il tema è particolarmente rilevante perché il mercato delle NPS evolve con estrema rapidità. Negli ultimi anni non si è assistito soltanto alla comparsa di numerose nuove molecole, ma anche alla diffusione di composti sempre più potenti e pericolosi, come alcuni cannabinoidi sintetici, catinoni sintetici e oppioidi sintetici della classe dei nitazeni. Queste sostanze possono determinare intossicazioni acute, eventi fatali, conseguenze neuropsichiatriche e rilevanti ricadute sui sistemi sanitari, tossicologici, forensi e giudiziari.

Uno degli aspetti centrali evidenziati dall’articolo riguarda il delicato equilibrio tra rapidità della risposta normativa e certezza del diritto. Alcuni Paesi adottano procedure legislative molto formalizzate, che garantiscono maggiore solidità giuridica ma possono richiedere mesi prima che una nuova sostanza venga effettivamente sottoposta a controllo. Altri ordinamenti, invece, utilizzano strumenti più flessibili, come decreti amministrativi, misure temporanee, classificazioni generiche per famiglie chimiche o sistemi basati sull’analogia strutturale e farmacologica. Questi modelli permettono interventi più tempestivi, ma possono sollevare questioni di proporzionalità, chiarezza normativa e applicabilità in sede forense e giudiziaria.

La comparazione mostra una forte eterogeneità tra i Paesi europei. In molti casi le NPS vengono inserite all’interno della legislazione generale sulle droghe; in altri, come avviene in alcuni ordinamenti, sono stati creati strumenti specificamente dedicati alle nuove sostanze psicoattive. Le differenze riguardano anche i tempi di scheduling, il ruolo delle autorità sanitarie e giudiziarie, il ricorso alla valutazione del rischio e le modalità con cui le decisioni internazionali ed europee vengono recepite nei singoli sistemi nazionali.

In questo quadro, il ruolo dell’European Union Drugs Agency e dell’EU Early Warning System appare fondamentale. Il sistema europeo di allerta precoce consente di raccogliere e condividere informazioni tossicologiche, cliniche, forensi ed epidemiologiche sulle nuove sostanze emergenti, favorendo una risposta coordinata. Tuttavia, l’efficacia di questo sistema dipende anche dalla capacità dei singoli Paesi di tradurre rapidamente le evidenze scientifiche e le valutazioni del rischio in misure normative concrete.

Il messaggio principale dell’articolo è chiaro: per contrastare efficacemente le NPS non basta aggiornare periodicamente le tabelle delle sostanze vietate. È necessario costruire un modello regolatorio più anticipatorio, capace di integrare sorveglianza epidemiologica, tossicologia predittiva, banche dati forensi, strumenti digitali di monitoraggio e cooperazione sovranazionale. La risposta alle NPS deve quindi passare da una logica prevalentemente reattiva, basata sull’inseguimento della singola molecola, a una strategia più dinamica, preventiva e multilivello.

Rafforzare il coordinamento europeo, ridurre le asimmetrie normative tra Paesi e rendere più tempestiva la traduzione delle evidenze scientifiche in decisioni regolatorie sono passaggi essenziali per proteggere la salute pubblica, limitare gli spazi di azione dei mercati illeciti e garantire maggiore coerenza tra sistemi sanitari, forensi e giudiziari.

In definitiva, l’articolo contribuisce a chiarire che le nuove sostanze psicoattive non sono soltanto un problema chimico o tossicologico, ma anche una questione di governance. La capacità di intercettare precocemente i rischi, valutarli scientificamente e trasformarli in risposte normative proporzionate e tempestive rappresenta oggi una delle sfide centrali delle politiche europee sulle droghe.