01.06.26 –  I dati emersi dall’ultimo rapporto del Servizio dipendenze dell’Asst di Lodi scattano una fotografia nitida e, per molti versi, allarmante del nostro territorio.

Nel 2025 sono stati 443 i nuovi pazienti presi in carico per problemi legati a droga, alcol e gioco d’azzardo.

Numeri che non sono solo statistiche, ma storie di vulnerabilità che colpiscono da vicino il tessuto sociale locale.

 

Il ritorno delle sostanze pesanti e l’ombra dell’azzardo

Contrariamente a quanto si possa pensare, i consumi non si sono affatto “alleggeriti”. Eroina e cocaina restano le sostanze più diffuse, confermando un trend in cui la reperibilità a basso costo e la trasversalità dei consumi continuano a fare danni profondi.

Accanto alle sostanze, cresce silenziosamente la trappola del gioco d’azzardo, una dipendenza comportamentale che spesso si consuma nell’isolamento degli smartphone e degli schermi digitali, drenando risorse economiche e distruggendo l’equilibrio delle famiglie.

 

Il dato più critico: la vulnerabilità degli adolescenti

Il campanello d’allarme più forte arriva però dalla fascia d’età più giovane. Lo scorso anno sono state aperte ben 42 cartelle cliniche per ragazzi tra i 14 e i 19 anni, la maggior parte delle quali per abuso di stupefacenti.

Questo dato ci dice due cose fondamentali:

  1. Non parliamo più di semplice “sperimentazione”: se un adolescente arriva all’attenzione del SerD, significa che il consumo è già diventato un abuso strutturato, capace di compromettere la scuola, gli affetti e la quotidianità.

  2. L’età del primo contatto si sta abbassando drammaticamente: un fenomeno che interroga direttamente le famiglie, le scuole e le istituzioni del territorio.

Cosa ci insegnano questi 443 nuovi accessi? Certamente che la rete di cura del territorio (Asst, SerD, comunità e terzo settore) è attiva e intercetta il bisogno, ma da sola non può bastare.

Diventa urgente potenziare la prevenzione primaria, intercettare il disagio prima che diventi dipendenza e offrire ai giovani spazi reali di ascolto e alternative concrete alla fuga nella sostanza. La sfida non è solo sanitaria, è culturale e comunitaria.

 

 

Foto di Tú Anh da Pixabay