
20.04.26 – La sostanza che costituisce il più grosso business della criminalità e dell’economia colombiana è, senza dubbio, la cocaina. La Colombia (insieme al Perù e alla Bolivia) è per tradizione tra i paesi coltivatori di coca ed esporta annualmente oltre 2.000 tonnellate di cocaina sui mercati del Centro e del Nord America, dell’Europa, dell’Africa centrale e meridionale, dell’Asia. Mancano alla Colombia reali possibilità, in termini di uomini e mezzi, di aver ragione dei narcotrafficanti, senza contare i pericolosi contraccolpi sul piano economico e sociale che il paese subirebbe da una rigorosa e accelerata politica (ammesso che sia possibile) di eradicazione delle colture illecite e di tutte le attività relative ad un mercato finanziario fortemente inquinato dai narcodollari.
Nonostante questo, la Colombia ha fatto e continua a fare notevoli sforzi, con grande sacrificio, anche in termini di vite umane lasciate sul campo da poliziotti. Sicché non sono del tutto giustificate , e sono ingenerose, le accuse e le polemiche che da parte americana in particolare, di quando in quando appaiono nei confronti di una nazione che in passato è stata etichettata come “narcodemocrazia” o “narcocrazia”.
Alla fine degli anni Ottanta, per una saturazione del mercato statunitense si sarebbe scatenata una offensiva verso i paesi europei per la penetrazione e l’affermazione della cocaina su tali piazze. In Italia la domanda di tale droga si mantiene alta e se si pensa alle oltre 12 ton. sequestrate dalle forze di polizia nei primi nove mesi del 2015 (dati della DCSA fermi, inspiegabilmente, a settembre) ed anche nei primi tre mesi del 2026 continuano importanti sequestri di cocaina colombiana (l’ultimo, ai primi di aprile, di 400kg nel porto di Gioia Tauro). La novità nel mondo del narcotraffico è rappresentata dalla espansione della produzione di cocaina fuori dalle Ande verso i Paesi dell’America centrale.
E’ di pochi giorni fa la notizia del sequestro in Honduras di 18mila piante di coca, una coltivazione di oltre 4 ettari nel dipartimento settentrionale di Atlantida che vanno a sommarsi alle 16 piantagioni (oltre 300mila piante) distrutte dalle forze di sicurezza in diverse regioni dall’inizio del 2026. Anche in Guatemala e in Messico (nello stato di Guerrero e in quello di Michoacan) sono state scoperte piantagioni di coca curate da gruppi di trafficanti colombiani diventati freelance dopo anni di subordinazione alle grandi organizzazioni colombiane (i “cartelli”)che hanno dominato il narcotraffico per moltissimo tempo. Spostare la produzione di cocaina verso i paesi dell’America centrale per raggiungere il mercato americano garantisce margini di profitto migliori per i narcotrafficanti evitando i costi del trasporto e della corruzione. Novità anche in Europa dove, negli ultimi anni, sono sempre di più i laboratori clandestini scoperti per la raffinazione della cocaina.
A partire da quello scoperto dalla polizia olandese ben sei anni fa nella città di Nijeveen, attrezzato a bordo di un autobus ben mimetizzato e in grado di produrre anche 200kg. di cocaina al giorno ( sempre con la supervisione dei colombiani che sono i massimi esperti in tali processi di raffinazione). Raffinare la cocaina in Europa è, tra l’altro, vantaggioso perché più semplice acquistare alcuni precursori chimici necessari per la produzione di cocaina, come il permanganato di potassio che è di libera vendita. Insomma, l’espansione della produzione di cocaina fuori dalla Ande è in corso e ci saranno ulteriori problemi nel contrasto al narcotraffico da parte delle forze di polizia.
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Per SIPaD – Dott. Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).
