08.04.26 – Presso le strutture congressuali dell’Università della Calabria si è tenuto un incontro informativo dedicato a un’iniziativa istituzionale finalizzata al sostegno psicofisico della popolazione universitaria. Il programma, denominato #UNInDipendenti, nasce dalla collaborazione tra l’università locale e l’azienda sanitaria territoriale competente per le dipendenze, con il sostegno finanziario dell’organo governativo preposto alle politiche sulle sostanze psicoattive e con il benestare formale della giunta regionale calabrese e del comune di Rende.
La sessione è stata coordinata da Angela Costabile, referente scientifica dell’intervento. Hanno preso parte alla discussione il massimo rappresentante accademico Gianluigi Greco, i membri della giunta municipale rendese Daniela Ielasi e Federico Jorio, il responsabile della rete territoriale per le dipendenze Roberto Calabria e, in collegamento video da Roma, Elisabetta Simeoni, esponente dell’ufficio ministeriale dedicato alla prevenzione delle dipendenze. Un contributo scritto è stato inoltre trasmesso da Pasqualina Straface, in rappresentanza dell’amministrazione regionale.
Il modello operativo adotta un approccio multidisciplinare volto a migliorare la qualità della vita universitaria, concentrandosi sulla riduzione di condotte dannose sia di tipo chimico sia comportamentale. Sul piano accademico, il lavoro è supportato dal gruppo di ricerca interdisciplinare che analizza le dinamiche giovanili e i percorsi formativi. Un pilastro organizzativo è costituito dal servizio di ascolto psicologico interno all’ateneo, che opera in rete con le strutture sanitarie specializzate in alcolologia e dipendenze. Questa sinergia permette di individuare tempestivamente segnali di difficoltà e di offrire accompagnamento mirato, garantendo un’assistenza rapida e personalizzata. Tale configurazione rispecchia le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla necessità di integrare i servizi di consulenza universitaria con le reti sanitarie locali, al fine di abbattere le barriere all’accesso alle cure.
Durante la mattinata sono stati condivisi i dati di un’indagine condotta su un ampio campione di iscritti. I risultati indicano una diffusione limitata del ricorso a sostanze illegali e delle pratiche di scommessa, mentre risultano più frequenti il consumo abituale di bevande alcoliche e l’impiego prolungato della rete. Un aspetto particolarmente rilevante riguarda la gestione degli stati d’animo: una quota significativa di partecipanti riferisce difficoltà nel decodificare e nominare le proprie reazioni interiori, come paura, irritazione o malinconia. Gli esperti ritengono che questa scarsa alfabetizzazione emotiva possa facilitare l’insorgenza di abitudini disfunzionali, in linea con quanto evidenziato dalla letteratura scientifica più recente, che collega la bassa capacità di regolazione affettiva a un maggiore utilizzo di strategie di coping disadattive tra i giovani adulti.
La rappresentante ministeriale ha riconosciuto il valore dell’iniziativa, definendola un esempio di prevenzione moderna e basata su evidenze. È stata espressa la volontà di studiare una possibile estensione del modello ad altri atenei italiani, adattandolo alle specificità territoriali e promuovendone l’adozione su scala nazionale. Secondo il vertice accademico, l’intervento dimostra come la ricerca universitaria possa tradursi in strumenti concreti di utilità collettiva. La comunicazione è stata concepita per evitare stereotipi, puntando sulla concretezza e sulla partecipazione diretta degli studenti nella realizzazione dei materiali, fattore che ne aumenta la credibilità e la risonanza. Studi comparati sul settore dimostrano infatti che i messaggi elaborati con il coinvolgimento attivo dei destinatari target ottengono tassi di riconoscimento e di adesione significativamente superiori rispetto alle campagne tradizionali.
La strategia divulgativa si articola attorno al concetto di reazione a catena: una singola decisione poco ponderata può innescare una sequenza di conseguenze negative che compromettono progressivamente il rendimento accademico, i legami interpersonali, la salute fisica e le prospettive a lungo termine. Il nucleo del messaggio invita a riconoscere i primi segnali di difficoltà e a cercare supporto prima che la situazione degeneri. Questo approccio si allinea alle più recenti linee guida europee in materia di salute mentale giovanile, che sottolineano come la prevenzione precoce e la promozione della competenza emotiva riducano significativamente i tassi di isolamento e di comportamenti a rischio nei contesti formativi superiori, trasformando l’università in un ambiente proattivo di tutela e crescita individuale.