Papa Francesco in viaggio nel regno del narcotraffico messicano


Un magistrato della Procura Generale della Repubblica di Cohauila assassinato innanzi alla porta della sua abitazione, sei cadaveri di uomini uccisi a pistolettate nel municipio di Ecuandureo, undici persone ammazzate in una festa per giovani a Coyuca de Catalan, sei uccisi nel porto di Acapulco, tre persone assassinate ad Arcelia e le loro teste lasciate innanzi alle rispettive abitazioni, una giornalista del quotidiano El Sol de Orizaba, già minacciata dai narcos, rapita. Sono alcuni dei tragici fatti di violenza degli ultimissimi giorni che giungono dal Messico, paese per altri versi splendido e suggestivo, che si appresta ad accogliere papa Francesco nella sua visita pastorale dopo lo storico, preannunciato incontro che farà a Cuba, il 12 febbraio p.v. con il Patriarca russo Kirill. Un viaggio straordinario in un paese, il Messico, dove il 60% della popolazione ( poco più di 118milioni di abitanti) è costituita da meticci, un 20% di origine europea ( soprattutto spagnola) e dove vivono dieci milioni di indio. Ci sono anche oltre 16mila italiani iscritti all’anagrafe consolare e sono ancora vitali alcune comunità italo messicane, come Chipilo, vicino Puebla, fondate da alcune migliaia di nostri connazionali giunti in Messico nella seconda metà del XIX secolo.

Da queste parti la religione cattolica è predominante, ma c’è una buona presenza di amerindi, mormoni ed ebrei. La visita del Pontefice è fonte di una certa preoccupazione da  parte delle varie autorità, anche se vi è un “precedente” che dovrebbe essere “tranquillizzante”. Infatti, nel marzo del 2012, in occasione della visita a Leon di Benedetto XVI, lungo le strade che dall’aeroporto conducevano al centro città, alcuni striscioni ben visibili, appesi lungo le strade, sancivano la “tregua dalle violenze per la visita del papa”. La pace temporanea era stata garantita dal cartello dei Cavalieri Templari per i tre giorni di permanenza del Pontefice! Il paese, ancora oggi, è nelle mani delle varie organizzazioni criminali. Difficile, come già evidenziato in altre circostanze, avere un quadro aggiornato dello scenario criminale messicano. La più recente analisi (dicembre 2015), condivisa, peraltro, dall’ufficio regionale dell’UNODC diretto dall’italiano Antonio Mazzitelli, è del CENAPI (Centro Nacional Planeacion Analisis e Informacion para el Combate a la Delincuencia). Il contrasto alle grandi organizzazioni di narcotrafficanti è proseguito in questi ultimi mesi ( personalmente ritengo debba essere più incisivo) ed ha comportato l’ulteriore “atomizzazione dei cartelli”, ossia la frantumazione in tanti gruppi e cellule che, comunque, ha portato ad una escalation della violenza. Così, a parte il cartello di Sinaloa e di Jalisco Nueva Generation, che non hanno gruppi criminali collegati e i cui ambiti territoriali sono, rispettivamente, Sinaloa e Jalisco, Colima, Michoacan, Guanajuato, Nayarit, Guerrero, Morelos, Veracruz, gli altri debbono vedersela con diverse componenti, animate da forze centrifughe e tendenzialmente autonomiste.

Dal cartello del Pacifico sono “dipendenti” Gente Nueva, Los Cabrera, Cartel del Poniente, El Aquiles, El Tigre, Del 28, Los Artistas Asesinos, Lox Mexicali, Los Salazar, Los Memos, mentre al cartello degli Arellano fanno riferimento  ( nello Stato della bassa California) le cellule di El Chan, El Jorquera, El Kielo. La Familia Michoacana, nonostante i numerosi colpi subiti nel tempo dalle forze di sicurezza, continua la sua “attività” a Morelos, Guerrero e nello Stato del Messico, avvalendosi del Grupo Desertor, di Guerreros Unidos e La Nueva Empresa. I “Carrillo Fuentes”, con La Linea e i Los Atzecas, controllano Chihuahua, mentre dell’organizzazione dei Beltran Leyva fanno parte, con vari compiti,  Los Mazatlecos, El 2 mil El Panchillo, El 2000, Los Granados, Los Rojos, La Oficina, Los Arditas, il cartello indipendiente de Acapulco. Lo Stato di Tamaulipas è territorio dei Los Zetas ( con Grupo Operativo Los Zetas e Fuerza Especiales Zetas) dove pure opera il cartello del Golfo – che si estende anche a Quintana Roo – con Metros, Grupo Dragones, Los Fresitas, Ciclones, Los Palones e Talibanes. I Cavalieri Templari, infine, si avvalgono di due cellule capeggiate da Fernando Cruz Mendoza (El Tene) e Homero Gonzales Rodriguez(El Gallito). Un panorama criminale che ha registrato negli ultimi sette anni oltre settantamila omicidi  collegati alla violenza del narcotraffico. Gli ultimi dati ufficiali – relativi al secondo semestre del 2015 – parlano di circa 15mila persone decedute per intossicazione acuta da stupefacenti, con risultati insoddisfacenti nell’azione generale di contrasto, tenendo conto degli arresti ( 9.332 messicani e 188 stranieri tra cui 4 italiani) e dei sequestri: 5.282kg di cocaina, 372kg di eroina, 654kg di gomma da oppio, 568 ton di marijuana, oltre 11 ton di metamfetamine. Un paese che ha davvero bisogno della “benedizione” papale se non vuole sprofondare definitivamente nell’inferno.

 

di Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).