La Cina alla prese con le droghe sintetiche e il controllo dei precursori chimici


La Cina si trova ad affrontare il serio problema di una popolazione di tossicodipendenti che è di quasi duemilioni e seicentomila persone (quelli registrati dalle autorità), con una stima non ufficiale che sale almeno a dodici milioni. Il numero di infezioni da Hiv/Aids è ignoto, anche se il governo cinese, in occasione della giornata mondiale della droga del 2014, ha ammesso che, nel paese, rappresenta la causa principale di morte tra le malattie infettive. Il presidente Xi Jinping ha lanciato una forte campagna di informazione per cercare di porre un freno a tre fenomeni ritenuti particolarmente pericolosi per la società e, cioè, il traffico e consumo delle droghe, il gambling ( la dipendenza dal gioco d’azzardo) e la prostituzione. La campagna, ancora in fase di sperimentazione, è stata avviata nel febbraio 2014, partendo dalla città industriale di Dongguan, ritenuta la “capitale del vizio”, con lo slogan che “i bravi ragazzi non usano le droghe”. Da queste parti, oltre all’eroina, si fa un grande uso di metamfetamine, ecstasy e ketamina. E’ nelle regioni di Sichuan, Hubeii e Guandong che si concentrano i laboratori di produzione di crystal meth (metamfetamina in cristalli) e ketamina. I sequestri di “meth” effettuati negli ultimi anni sono passati da sei milioni di pillole (2008) a cento milioni (UNODC 2014). I collegamenti tra le Triadi cinesi ( 14 K e Sun Yee On) con i narcos messicani ( in particolare il cartello di Sinaloa e i Cavalieri Templari) sono emersi negli ultimi anni, dopo alcune operazioni di polizia. In cambio di efedrina (il precursore chimico necessario per la produzione delle metamfetamine) e meth, la mafia cinese avrebbe ricevuto dai narcos messicani quantitativi ingenti di ferro, estratto illegalmente in Messico e trasportato nei porti di Hong Kong e Shanghai. In Cina si è deciso di affrontare piuttosto seriamente anche l’argomento del possibile disvio di precursori chimici e del loro commercio illegale, dedicandovi un apposito convegno tenutosi nella città di Shenzen il 17 dicembre 2014 ( 4th EU-China Joint Follow-up Groups Meeting). Alcune sostanze ( Sassafras Oil, Clorofenile Cyclopentane), sebbene non inserite tra quelle previste dalla Convenzione Onu sugli stupefacenti del 1988, sono state incluse nella nuova lista di quelle controllate in Cina. Previste sanzioni penali molto dure per il traffico di precursori: si va dai dieci anni di carcere all’ergastolo. Se si tratta di quantitativi elevati di sostanze, è prevista persino la pena di morte. Ingenti i quantitativi di precursori (per lo più anidride acetica, metil etil ketone, permanganato di potassio) esportati dalla Cina verso l’Europa nel periodo gennaio-ottobre 2014, per un valore totale di oltre due miliardi di dollari ( fonte, Ufficio del Controllo sull’Industria e Sicurezza dell’Import/Export Cinese del Ministero del Commercio, 2015). Sebbene la detenzione di droghe per uso personale sia considerata dalla legislazione una violazione amministrativa, la sanzione è piuttosto dura, prevedendo una multa e una detenzione fino a quindici giorni ( due italiani, nel 2014, trovati positivi per l’assunzione di marjiuana durante un controllo di polizia in un locale, dopo alcuni giorni di detenzione “amministrativa”, sono stati espulsi dal paese). La polizia, tuttavia, a discrezione, può inviare una persona ritenuta tossicodipendente in uno dei centri di disintossicazione obbligatori (ex campi di lavoro per i dissidenti politici, conosciuti come Laogai e chiusi ufficialmente un paio di anni fa) per un periodo di tre anni ai quali se ne possono aggiungere altrettanti per “riabilitare alla comunità” il cittadino “deviato”. Tutto questo senza alcuna ingerenza della magistratura. Le direttive governative sono, comunque, quelle di “schedare” i consumatori di droghe. Nonostante la presenza nel paese di esperti europei sulla sicurezza, è ancora “fiacca” la cooperazione sui temi della sicurezza, dell’immigrazione illegale e sul terrorismo ( nella regione dello Xinjiang sono frequenti le effervescenze, anche violente, dell’etnia uigura) e modesto lo scambio informativo. L’auspicio è che con l’Italia, dopo la firma (settembre 2014) del “Meccanismo Operativo di Consultazione” con le autorità cinesi da parte di un’alta delegazione della Polizia di Stato, si passi alla fase successiva con il “Protocollo di Cooperazione” all’esame del nostro Ministero dell’Interno. Si realizzerebbe, in tal modo, con “maggiore frequenza e garanzia di periodicità”, quello scambio informativo su vari settori criminali di comune interesse per i due paesi.

di Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).