I serbi, boss della cocaina in Italia e in Europa


Washington D.C., White 2007, Loptice, Skurau, Niva 2008, New Deal, Santafè 2013.  Sono i nomi di alcune  delle più importanti operazioni    antidroga svolte negli ultimi anni dalle nostre forze di polizia sul territorio nazionale che hanno portato  al sequestro di ingenti quantitativi di cocaina e all’arresto di molti trafficanti, evidenziando il ruolo importante di gruppi criminali serbi. I soli dati statistici relativi al 2015 e a questo scorcio di 2016 ( dati del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, aggiornati al primo marzo u.s.),  evidenziano bene il loro attivismo nel narcotraffico se si pensa ai circa 290kg di stupefacenti complessivamente intercettati – di cui 4kg di eroina, 72kg di cocaina, 203kg di hashish e circa 12kg di marijuana – con la denuncia di 44 persone di cui 27 in stato di arresto.

L’Italia è sempre uno dei più importanti terminali dei carichi di cocaina che entrano attraverso il confine nord orientale. Il baricentro dell’export di stupefacenti si è spostato da qualche tempo nel cuore dei Balcani. E la rotta balcanica è interessata anche dalle tonnellate di hashish che, dal Marocco, arrivano in Libia via mare e, da qui, vengono trafficate dalle varie bande libiche dalla cui vendita ricavano denaro per acquistare armi e la logistica per la guerra in atto.  L’alleanza tra boss serbi e montenegrini, poi, ha reso centrale la rotta balcanica , tanto che mafiosi calabresi, russi, bulgari e persino cinesi hanno aperto “sedi di rappresentanza” in diverse città della Serbia dove operano una trentina di gruppi concentrati a Belgrado, in particolare nel quartiere di Novi Beograd.

Questa polverizzazione in piccoli gruppi è collegata alla passata azione di repressione della polizia che, alcuni anni fa,smantellò le due grandi “famiglie” riconducibili  a Surcin e Zemun. I superstiti, comunque, con il tempo, si sono ricompattati e, ancora oggi, i padrini serbi sono una potenza internazionale nel commercio delle droghe grazie ad una mentalità moderna che ha saputo unire l’esperienza militare di chi ha combattuto in Bosnia ( come gli ex commandos delle Tigri di Arkan) , alla capacità di infiltrazione degli ex ufficiali dei servizi di Milosevic. A questo si aggiunga che i serbi hanno dato ripetute prove di affidabilità, consolidando un patto di ferro con i narcos colombiani e, disponendo di una rete internazionale senza confini, dagli Usa al Sud Africa, dalla Francia alla Gran Bretagna, garantiscono un servizio completo, a “domicilio”: provvedono direttamente all’acquisto della droga, al trasporto e alla consegna. Insomma, offrendo più degli altri,meglio degli altri e a un prezzo inferiore, sono diventati eccellenti fornitori della c.o. in Italia, Germania, Austria, Spagna, Inghilterra.

Il modello organizzativo serbo non è quello dei tradizionali “cartelli” ma si compone di piccoli gruppi, una decina di persone in genere, con rigida gerarchia, in grado di gestire una o più partite di droga per poi spostarsi velocemente in altra città o paese. A questo dinamismo si aggiunge la loro aggressività ( anche nel compiere rapine e furti in abitazioni) che li rende molto più pericolosi delle altre mafie straniere che si sono inserite nelle regioni centro-settentrionali. Molti di loro sono stati detenuti nelle carceri italiane e in cella hanno imparato la lingua e stretto legami messi a frutto per potenziare gli “affari”.  In Italia le cellule si sono insediate in prossimità di importanti porti come quelli di Genova, La Spezia, Livorno e Venezia: la basi ideali per lo stoccaggio e la distribuzione della cocaina che giunge direttamente nella regione balcanica dove, negli anni, si sono consolidate basi operative in Croazia, Montenegro, Kosovo, Bulgaria e Albania. Contatti sono emersi anche con la ‘ndrangheta  e i clan pugliesi per intese finalizzate alla spartizione di territori e di mercati.

 

di Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).