Droghe, la Svizzera sceglie l’innovazione


(Matteo Ferrari – Il Manifesto) – La politica svizzera delle tossicomanie ha ripreso vivacità e vi sono presagi d’un riavvio della discussione pubblica, anche se il tema oggi interessa poco, dopo un’innegabile normalizzazione che ha tolto il consumo di sostanze dalla ribalta della cronaca. A cavallo tra gli anni ’80 e ’90, infatti, il dibattito era aspro anche perché l’epidemia d’eroina in corso aveva sullo sfondo l’Hiv, le morti per overdose e le scene aperte, con consumo in pubblico e forte degrado sociale. Sul campo nacque allora la politica dei quattro pilastri, che aggiungeva la riduzione del danno ai tre pilastri teorizzati negli anni ’70, quando s’introdusse la punibilità del consumo nella convinzione che avrebbe favorito la prevenzione, la terapia e la repressione. Si sperimentò anche il trattamento a base d’eroina, che si è rivelato efficace. Gli sforzi delle tre commissioni su alcol, tabacco e droga sembrano essere stati recepiti dalle autorità della Confederazione. Andando con ordine, nel 2006 con psychoaktiv​.ch la commissione droga ha tematizzato le modalità di consumo, indicando che la necessità d’intervento dipende dalla situazione, poiché le sostanze si consumano con modalità differenti: consumi non problematici, consumi problematici e dipendenze che richiedono una presa in carico. Si suggeriva d’andare oltre il paradigma legale/illegale nell’impostare le politiche e le pratiche sulle sostanze.

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