Dare priorità all’azione antidroga


Ci sono alcune notizie drammatiche sulle droghe che, ormai, non fanno più..notizia. Almeno non come un tempo. Mi riferisco a quando, un quarto di secolo fa, la politica ( e l’informazione) riservava la massima attenzione all’azione antidroga nazionale, sia nelle diverse forme della prevenzione che della repressione, oltre che sul piano legislativo (redigendo, per esempio, nel 1990, un articolato testo unico sugli stupefacenti) anche su quello organizzativo-amministrativo (istituendo, nel 1991, nell’ambito del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, la Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, ufficio interforze di elevata professionalità e, poco dopo, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Dipartimento delle Politiche Antidroga). Una delle ultime sconvolgenti notizie sulla tossicodipendenza e sulle conseguenze nefaste sulla salute umana, l’ha diffusa,  a dicembre 2015, l’agenzia Reuters, mostrando, in un video, le convulsioni di un neonato causate da astinenza neonatale da droga.

Il piccolo, nato da una madre tossicodipendente da oppiacei, morirà a distanza di sei settimane dal parto. Si dice che negli ultimi dieci anni, negli Usa, circa 130mila bambini sarebbero nati con problemi derivanti da una dipendenza da droghe ereditata dalle madri durante la gravidanza. Si sostiene anche che un bimbo ogni ora sarebbe morto con la sindrome da astinenza da oppiacei (El Universal, Messico, 11 dicembre 2015). C’è, poi, la notizia di cronaca (29 marzo c.a.) di chi, già agli arresti domiciliari ( ad Avezzano) per la detenzione di un chilogrammo di droga, viene trovato dalla polizia con dodici panetti di hashish e convince il giudice  che stava andando… a buttarli,  evitando, così, il carcere. Tutto straordinariamente “stupefacente”,  mentre l’attenzione istituzionale è concentrata (si fa per dire) sull’immigrazione, sul terrorismo e sul potenziamento dell’intelligence.

Eppure si dovrebbe tornare a dare la giusta priorità alla cosiddetta “lotta alle droghe”, perché è da questa attività,  gestita sempre dalla grande criminalità e da una miriade di gruppuscoli di spacciatori, che si ricavano ingentissimi profitti, destinati a inquinare l’economia, a condizionare le istituzioni, a foraggiare il terrorismo, a corrompere. Il mercato degli stupefacenti, come si dice in gergo, “tira” ancora molto e a ricordarlo è la puntuale relazione annuale dell’OEDT (Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze), resa pubblica alcuni giorni fa.  Imponente, come sempre, la cifra stimata di circa 24miliardi di euro annualmente spesi nell’ambito dell’UE per il commercio delle droghe. Con la cannabis che detiene saldamente il primato europeo di droga più consumata, mentre si registra “un’inquietante aumento nell’offerta dell’eroina” con la conseguente diminuzione del prezzo al dettaglio e con una popolazione di circa 1,3 milioni di assuntori, che salgono a circa 3,6 milioni solo per la cocaina. In Italia, come abbiamo già detto in altre circostanze, sono sempre più frequenti le coltivazioni domestiche di cannabis. A riguardo si sfruttano non solo le abitazioni, ma anche le cantine,i terrazzi, piccoli appezzamenti di giardino, i campi, i sottotetti opportunamente attrezzati, i box, come quello, di proprietà del Comune di Roma, scoperto, alcuni giorni fa, con una ottantina di piante, alla periferia della capitale.

La domanda di hashish e marijuana, d’altronde, è sempre forte anche tra i giovani, come ha evidenziato l’ultima indagine dei Salesiani (ottobre 2015) da cui è emerso che su un campione di 700 giovani romani, tra i 14 e i 17 anni, oltre il 14% ha ammesso il consumo, almeno una volta al giorno di tali droghe. I sequestri (oltre 700 kg) di stupefacenti operati dalle forze di polizia, a Roma e provincia, nei primi tre mesi del 2016, in gran parte marijuana e hashish,  confermano questa tendenza di mercato. E non c’è da stare per niente tranquilli. Oltre un anno fa era toccato al procuratore nazionale antimafia Roberti sottolineare pubblicamente l’inadeguatezza dell’azione repressiva nel contrasto alla diffusione dei cannabinoidi. In questo scorcio di anno, altri magistrati hanno espresso analoghe perplessità. Probabilmente, si affronterà il tema con la dovuta attenzione  solo quando ci sarà qualche evento eccezionale da risolvere con rimedi straordinari. Ma sarà troppo tardi.

di Piero Innocenti
(Dirigente generale della Polizia di Stato a riposo, Questore in alcune importanti città italiane ha avuto una pluriennale esperienza nella Direzione Centrale per i Servizi Antidroga svolgendo anche servizio in Colombia come esperto).